Il signore della guerra

Chi domina i cieli domina la guerra.”

Però nei cieli non ci sono più solo i caccia, ma sciami di droni: velivoli a basso costo, rapidi da produrre, pilotati da remoto e devastanti sul campo di battaglia.

In questo scenario l’Italia, tradizionalmente più forte nel settore aerospaziale, gioca comunque la sua parte. Ne è un esempio il contratto firmato a marzo da Leonardo e dalla turca Baykar per la progettazione, lo sviluppo, la produzione e manutenzione di sistemi aerei a pilotaggio remoto.

E l’Italia dei droni è composta da piccole e medie imprese, distribuite soprattutto in Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia e Friuli Venezia Giulia. Imprese che ormai non si limitano solo ai droni volanti, ma si adattano a tutti gli scenari militari producendo anche droni terrestri per il trasporto di carichi e droni navali. Si va dalla Alpi Aviation di Pordenone a la Italdron di Ravenna alla Sky Eye Systems di Pisa, alla Siralab Robotics di Terni e la General Defence di Roma.

Secondo l’Università di Harvard il mercato globale dei droni militari potrebbe arrivare ad un giro d’affari di 27,7 miliardi di dollari nel 2032.

Per fare l’Europa della difesa servono investimenti più importanti ed è  la Germania  che oggi guida il riarmo europeo.

Lo chiamano “il signore della guerra”. Armin Papperger, ingegnere, 62 anni, dal 2013 alla guida del colosso industriale Rheinmetall, il più grande produttore di armi in Europa, e primo fornitore dell’Ucraina. Putin ha cercato di ucciderlo già due volte e per questo lui gira il mondo protetto da una scorta superiore a quella del cancelliere tedesco Merz.

Ho accennato a questi due esempi, perché da tempo la legge europea cerca di regolare il contenuto dei fondi di investimento cosiddetti “sostenibili”.

Oltreoceano si sa che negli Stati Uniti il mondo della sostenibilità è stato messo al bando dall’amministrazione Trump. Da noi la legge e l’etica stanno affrontando un dibattito importante.

Dove investiamo noi risparmiatori i nostri risparmi? Un fondo sostenibile può investire in armi?

La risposta spontanea sarebbe no. Però non è proprio così.

Come ho già riportato nella mia Curiosità di luglio “Dal vino alle pistole”, è infatti vietato soltanto l’investimento in armi controverse come previsto dalle convenzioni internazionali. Ad esempio le mine antiuomo.

Nel mio lavoro cerco sempre di consigliare le soluzioni di investimento più adatte ai miei clienti e per quanto possibile faccio un controllo ex ante ed uno ex post in prima persona.

Se i clienti cercano soluzioni di investimento che escludano certi temi, oggi finalmente dopo tanti anni posso confermare che alcune – purtroppo poche – ci sono.

Agisci sempre per il meglio, non preoccuparti di cosa pensano gli altri

Pitagora

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