Ascesa, declino e speranza

Nella scorsa Curiosità avevo dato spazio a Nvidia. Oggi parliamo di altre società: INTEL e MONTE DEI PASCHI DI SIENA

INTEL

Come Nvidia ha la sede nel cuore pulsante della Silicon Valley, a Santa Clara, tuttavia Intel, un tempo protagonista assoluta dell’innovazione tecnologica, è oggi un’azienda in declino.

Fondata nel 1968, Intel ha scritto la storia nel 1971 con il primo microprocessore, grazie anche al genio italiano (vicentino) Federico Faggin. Multinazionale dell’elettronica, leader indiscussa per decenni. Ma come in ogni grande epopea, anche per Intel arrivano i momenti bui:

  • 1986: il primo bilancio in rosso

  • 2006: crisi profonda con forti tagli al personale e cessione di asset non strategici

E oggi? La situazione è tutt’altro che rosea.

  • 2024: perdita di 13 miliardi di dollari a fronte di un fatturato di 53

  • 2025: il secondo trimestre registra quasi 3 miliardi di perdita,

Quali sono le difficoltà di questo colosso?

  • Una concorrenza spietata: Nvidia, AMD, Samsung e soprattutto TSMC, la società di Taiwan vero dominatore globale dei semiconduttori.

  • Una strategia rigida: Intel insiste nel voler gestire all’interno degli Stati Uniti tutta la produzione, mentre i rivali si muovono con più agilità.

  • Un ritardo tecnologico: l’intelligenza artificiale corre, Intel stà fermo!

Eppure, non tutto è perduto:

  • Il governo americano è pronto a investire 10 miliardi di dollari

  • la banca giapponese Softbank 2 miliardi

Il mercato reagisce con un timido rimbalzo, ma il titolo resta in calo: -35% negli ultimi 3 anni-50% negli ultimi 5.

MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Monte dei Paschi di Siena rappresenta uno dei casi più “scioccanti” — e controversi — della finanza italiana. Per chi ha adottato una strategia “cassettista”, ovvero acquistare e mantenere titoli nel lungo periodo, MPS è stato un autentico incubo.

È l’unica banca italiana ad aver ricevuto un salvataggio pubblico durante il governo a guida M5S, un intervento necessario per evitare il fallimento. Un fatto che da solo basterebbe a raccontare tutto.

Oggi, paradossalmente, il titolo vola: scambia intorno agli 8 euro per azione, con un +300% rispetto all’ultimo aumento di capitale. I nuovi azionisti brindano.
Ma per chi ha investito in passato, la storia è ben diversa. Secondo un’analisi del Sole 24 Ore, il valore teorico di un’azione MPS nel 2007 — prima dei numerosi aumenti di capitale iperdiluitivi — sarebbe stato di
190.000 euro. Sì, la cifra è giusta: centonovantamila euro. Oggi, quello stesso investimento varrebbe appena 8 euro. Un vero tracollo.

La discesa è iniziata con l’acquisizione disastrosa di Antonveneta. Oggi MPS ha annunciato l’acquisto di Mediobanca.
Una mossa che lascia più di un interrogativo:
cosa c’è che non torna in questa narrazione?
Come può una banca che ha bruciato miliardi e distrutto valore per gli azionisti, essere ora protagonista di un’operazione così ambiziosa?


Conclusioni: Per il risparmiatore scegliere le aziende giuste è sempre più difficile, direi anzi che ormai è più una sfida da professionisti. E penso subito ai fondi di investimento.

Chi desidera la rosa ma ha paura delle spine è meglio che cambi desiderio.

Anne Bronte

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