
Quando ricordi qualcosa di piacevole, il tuo umore migliora.
In questi giorni ho terminato lo sgombero della vecchia casa dei miei genitori. Mi sono imbattuto nei libri dell’Università che ho prontamente cestinato (chi non ricorda il mitico Dornbusch-Fisher) e mi sono imbattuto nella mia tesi di laurea che ho messo invece nella mia biblioteca.
Una sensazione molto bella, ricordando quei tempi. Ed ho avuto inoltre occasione di riflettere sul presente. Perché? Beh: tesi in Economia Internazionale sull’Evoluzione del protezionismo. Adesso si tradurrebbe con “evoluzione dei dazi”.
Che dire: trent’anni fa si trattava di dazi tanto quanto se ne parla oggi dopo le iniziative di Trump.
“Caos sui dazi degli Usa al Canada, cedono le Borse europee e Wall Street”; “L’UE risponde a Trump con 26 miliardi di euro di dazi sui prodotti made in Usa”; sono due dei titoli de “Il Sole 24 Ore” di questi giorni.
Il tira e molla di Trump sui dazi ha creato subbuglio nei mercati. Il Presidente Trump ha introdotto e poi modificato i dazi del 25% sulle importazioni di Canada e Messico, hai poi introdotto e poi aumentato i dazi sui prodotti cinesi e non si capisce bene neanche cosa sta facendo nei confronti dell’Unione Europea.
La netta vittoria repubblicana alle elezioni americane ha inizialmente risvegliato la retorica ottimistica del sogno americano, valutando il loro ottimismo da 0 a 10 gli americani erano ad un livello di 12! Eppure le cose sono cambiate e, come dice il “Rasoio di Hanlon”, “Mai attribuire a malafede quel che si può adeguatamente spiegare con la stupidità.”
Oggi la saga dei dazi scombussola giustamente i mercati. Trump sta adottando una politica sfavorevole alla crescita. Anche la Federal Reserve (la banca centrale americana) sta iniziando a tener conto dei dazi nelle stime sull’inflazione (si teme in aumento) e sulla crescita (si teme in calo). Gli Stati Uniti stanno attraversando un profondo shock dovuto all’incertezza. L’eccezionalismo americano si sta affievolendo. L’indice S&P della borsa americana perde dai massimi il 9% e l’indice Nasdaq il 13%.
Ogni giorno sentiamo parlare di dati economici, notizie politiche, eventi geopolitici, calamità naturali ed altri venti contrari per il mercato azionario. Ma come spesso accade, anche guardando la mia storia personale:
1) nulla è davvero nuovo;
2) l’economia flette e poi si riprende sempre;
3) il mercato azionario sale con forza nonostante le turbolenze.
Da quando mi sono laureato il mercato azionario americano, nonostante l’importante storno di questi giorni, è cresciuto di oltre il 1.200% (vale dodici volte tanto quello che valeva allora).
In conclusione: le prospettive di breve termine sono senza dubbio sfavorevoli, la buona notizia è che nel tempo le prospettive sono sempre favorevoli.
Essere contenti sempre accontentarsi mai!
“Qualunque sia il risultato di un esperimento, ci sarà sempre qualcuno pronto a: 1) fraintenderlo; 2) falsificarlo; 3) credere che si sia prodotto in virtù della sua teoria preferita.”
Seconda legge di Finagle
