I primi 100 giorni di Trump

American Dream. Il sogno americano è la convinzione che negli USA, chiunque, con l’impegno, il duro lavoro e la determinazione, possa raggiungere felicità e successo, indipendentemente dalle proprie origini.

Il Paese a stelle e strisce è diventato col tempo la prima potenza economica mondiale, che ancora oggi attrae persone e capitali. 

Il dominio degli Stati Uniti è totale:

la prima economia, con un PIL di circa 28.000 miliardi di dollari;

– la principale piazza finanziaria;

– il paese più rappresentativo nell’indice azionario mondiale, poiché la capitalizzazione delle sue aziende nell’MSCI World è del 70% circa;

con la sua moneta il dollaro vengono effettuate il 90% delle transazioni commerciali globali.

Negli ultimi anni l’economia degli USA ha viaggiato con tassi di crescita quasi tripli rispetto a quelli di paesi “analoghi”, grazie ai cospicui piani di investimento, che hanno però causato un aumento notevole del debito pubblico: dieci anni fa ammontava a meno di 20.000 miliardi di dollari, ora ha quasi raggiunto i 37.000. Nel corso del tempo, tale deterioramento ha portato le agenzie di rating ad abbassare il giudizio sul debito USA: la prima è stata Standard & Poor’s nel lontano 2011, seguita da Fitch nel 2023 e Moody’s dieci giorni fa. Dunque la prima economia mondiale ha perso la valutazione di debitore più solido ed è uscita dal “club della tripla A”, nel quale è rimasta una decina di paesi fra i quali la Germania, il Giappone, Singapore e la Svizzera.

Tutto è un soffio, tutto passa, tutto è transitorio…”

Moody’s è diventata la terza agenzia di rating a declassare il rating creditizio degli Stati Uniti. Nel 2011 fu uno shock con forti ripercussioni sui mercati finanziari, ma poi politicamente la cosa ha perso significato.

La più grande economia del mondo ha perso la tripla A? Quello che importa è che si è acceso un riflettore sul debito pubblico e sul deficit di bilancio: entrambi non mostrano segni di rallentamento. Come affermano importanti economisti e politici, negli Stati Uniti, così come è stato nell’Argentina di 20 anni fa, “l’austerità non esiste!”.

Per i mercati finanziari il debito pubblico americano è percepito come un asset sempre più rischioso.

Lo dimostrano i credit default swap (Cds), particolari “polizze assicurative” che servono agli investitori per coprirsi proprio dal rischio di crack di qualunque Paese o azienda al mondo. I Cds degli Stati Uniti oggi prezzano intorno ai 50 punti base, livelli simili a quelli di Paesi con rating molto più bassi come la Grecia o l’Italia.

Il rendimento dei titoli di stato americani è allettante: superiore di circa 2% rispetto ad esempio a quelli europei. : Un BTP con scadenza 5 anni rende il 2,3%, il treasury americano con pari scadenza rende il 4,3%.

Ovviamente, l’investitore “non statunitense” desideroso di assicurarsi questa opportunità deve tenere presente che:

1) il debito pubblico americano ha raggiunto il livello più alto dalla Seconda Guerra Mondiale e potrebbe andare fuori controllo;

2) nonostante l’economia americana stia andando bene c’è una grossa incognita che è rappresentata dai dazi che Trump minaccia di introdurre;

3) la conseguenza più vistosa è l’indebolimento del dollaro. I titoli governativi USA sono quotati in dollari USA. Ciò significa quindi che un indebolimento del 10% del dollaro rispetto all’euro e porta ad una perdita secca di pari entità per l’investitore. Ai miei clienti infatti da tempo propongo di risolvere il problema con apposite operazioni di copertura del cambio.


Rating, cambi e relative coperture sono solo alcune delle innumerevoli variabili da considerare nella gestione ottimale di un patrimonio: data tale complessità, suggerisco ancora una volta ai risparmiatori a farsi assistere da esperti competenti e affidabili. 

E per chi investe in azionario quello che sta accadendo può far meditare sul fatto che non esiste solo il sogno americano. I Paesi Emergenti rappresentano il 54% della popolazione mondiale e nell’ultimo decennio hanno contribuito per il 66% della crescita del PIL globale. La guerra commerciale non fermerà né la Cina, né gli altri Paesi concorrenti degli Stati Uniti.

Non importa cosa stai guardando, ma cosa riesci a vedere.”

Henry David Thoreau

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